2| di dediche, premesse e debiti di gratitudine
13 Gennaio 2025
di quello che conosco
di quello che guardo e osservo
di ciò che mi piace
e di come lo racconto
tra moda, libri a figure, letteratura, arte, fotografia, illustrazione
Mi piace pensare di poter dedicare questo lavoro
a Renato compagno di sempre
a mio figlio Tommaso
a mia mamma e a mio papà
a mio fratello e mia sorella da sempre nei miei giorni
a Diego e Carlo i miei nipoti
al nonno Paolo
allo zio Edo a cui devo l'amore per il disegno e la passione per l'arte, senza avertelo mai detto
alle mie madri simboliche: Virginia Woolf, Sibilla Aleramo, Jane Austen, Vita Sackville-West e a tutte le altre
a Mariagrazia Rocchetti per aver trovato lo stile perfetto
a Eugenio Ghiglia per aver realizzato il sito, averlo recuperato e essermi ancora amica
a Francesca Romana Grasso per le tante parole, per i progetti, il lavoro, il prezioso confronto e l'amicizia di questi oramai tanti anni
a Elisabetta Cremaschi per aver dato parole ai miei pensieri già in quel lontano 2016
a Vittoria Facchini per le sue illustrazioni, per me uniche
a Paola Parazzoli per crederci
a Paolo Gallerani professore preferito, al suo pensiero e alla sua preziosa arte
a Astrid Lindgren per Pippi e non solo
al signor Ferrè sempre.
Breve introduzione a pensieri e divgazioni che via via appariranno in queste pagine:
La mia ricerca sui vestiti nelle figure inizia dopo qualche anno di studio dei libri a figure, alcune riflessioni, la rilettura, ennesima!, e studio di Astrid Lindgren.
Come molto spesso accadrà durante il procedere di questo lavoro, saranno i libri e soprattutto i libri a figure che offriranno spunti di riflessione, temi da indagare e strade da percorrere entrando e sostando direttamente nelle figure.
Ho un debito di riconoscenza nei confronti di Astrid Lindgren, che considero una madre simbolica, ovvero una persona che con i suoi libri mi ha offerto il permesso di essere e divenire, di poter andare oltre e seguire una mia strada, di crescere e di formare un mio pensiero critico.
Percorrendo i libri e cercando quella chiave che li collegava al mio vissuto ancora una volta mi trovo a partire da lei. e dalle sue bambine.
E'a pagina tredici di quel capolavoro trasversale da 0 a 99 anni che è Pippi Calzelunghe che Astrid Lindgren, dopo aver tratteggiato con precisione di sguardo la geografia intorno e il luogo dove le azioni da qui in avanti si svolgeranno, presenta la sua protagonista descrivendola ,come se la disegnasse, dalla testa ai piedi. Come in quel gioco che si fa con i bambini per far prender loro coscienza di sè stessi, desidera che le sue lettrici e i suoi lettori si avvicinino alla bambina che diverrà loro compagna guardandola con attenzione: ne descrive la testa con l'acconciatura a trecce portate all'infuori poi, come se accarezzasse il volto noto, scende verso il naso con le sue caratteristiche morfologiche, accenna alle lentiggini e, scendendo ancora, si sofferma sulla bocca e perfino sui denti. Quale descrizione di personaggio fu più attenta, precisa, reale! Ma è raccontando del suo abito, di come è nato, chi lo ha cucito, il colore, l'incidente di percorso e poi delle calze così come delle scarpe che Astrid Lindgren presenta la bambina reale, il suo carattere, il suo stare al mondo. Interpretando perfettamente quella che è una delle funzioni dell'abito : quella di essere la narrazione silente di noi stessi.
Era fatta così: i suoi capelli color carotaerano stretti in due trecce dritte in fuori. il nasoaveva la stessa forma di una patata molto piccola ed eras spruzzato di lentiggini. E sotto il nasoc'era una bocca decisamente larga, con due file di denti bianchi e forti. il suo vestito era molto singolare: Pippi se l'era cucito da sola. La sua idea sarebbe stata di farlo azzurro, ma poi, siccome la stoffa non le bastava, ci aveva applicato qui e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l'altra nera, le copriva le lunghe gambe magre. E poi aveva due scarpe nere lunghe esattamente il doppio dei suoi piedi: gliele aveva comprate il suo papà in Sud America, perchè i suoi piedi ci crescessero dentro, e Pippi nonvoleva indossarne altre.
Cover: Vittoria Facchini, da (ma) basta la parola? - 160 cartoline dall'azzurro alla zebra, 124/160, Edizioni Officina blu 2006
Piccolo racconto per un ringraziamento: quando Vittoria Facchini mi ha disegnata non ci conoscevamo ancora, o meglio lei non conosceva me ma io molto bene le sue bambine disegnate.
Quando vidi per la prima volta Ma, da una parte congiunzione coordinativa di tipo avversativo perfetta per miei infatti, però, appunto, eppure, anzi, e dall'altra prima sillaba del mio nome, mi riconobbi subito: grandezza degli occhi, trucco, pettinatura, semplicità dell'abito (certo mi disegnasse oggi aggiungerebbe broche, orecchino a perla, occhiale tondo e lunga sciarpa avvolgente e anche qualche chilo in più) ero di certo io anche per quell'asterisco, un po' stella un po' codice, per me prezioso ornamento da testa da Haute Couture che balza all'esterno come un'idea luminosa. Per Ma in gonnella e calzetti, che è non solo immagine di questo mio lavoro e un modo per tenere Vittoria vicina ma anche sigillo della mia personale collezione di libri a figure ad alto contenuto fashion. Ringrazio dunque Vittoria oggi amica lontana ma sempre vicina. Grazie Vittò amica mia di Molfetta! Tua Marina...anzi Ma la tua amica di Milano.