10| Il primo abito: la camiciacover: La Princesse au Petit Pois
30 Giugno 2025
CAMICINO
Indumento per neonati, in seta o in cotone finissimo, senza colletto e senza maniche allacciato sul retro con laccetti.
Corpetto maschile indossato sopra la camicia e sotto la giacca.
Davantino femminile dei costumi d’epoca, confezionato in tela fine, indossato sotto il vestito per nascondere il décolleté.
Cercate un uomo che sia contento, ma contento in tutto e per tutto, e cambiate la camicia di vostro figlio con la sua
Nel primo volume delle Fiabe Italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino, si trova La camicia dell’uomo contento.
Una manciata tra filosofi, dottori e professori, fatti cercare dal Re e portati a corte, si riuniscono e consultano le stelle per trovare un antidoto efficace e duraturo contro la tristezza che affligge il Principe oramai per questo, prossimo alla morte. E solo una camicia, ma la camicia di un uomo felice e appagato in tutto e per tutto, potrà salvarlo.
La camicia, camiciola o camicino, è un altro capo di abbigliamento che appartiene al corredino della nascita, alla biancheria da letto come veniva chiamata, primo abito e guardaroba del nuovo nato dalla notte dei tempi, che per comodità facciamo risalire qui all’anno 1000 d.c.
L’espressione nato con la camicia si riferisce a quei bambini che vengono partoriti avvolti e protetti dal sacco amniotico ancora integro che fa come da camicia al nascituro. Si dice che chi nasce così è fortunato perché, avvolto nella sua prima e comoda casa, come in una bolla, ri-vestito e protetto, non subisce i traumi del venire alla luce.
E dal momento che è evento ancora raro ai giorni nostri e che non si può pensare che gli altri arrivati senza camicia si sentano, o siano, meno fortunati, da qui la tradizione di regalare un camicino della fortuna ai nuovi nati senza distinzione di genere, bianco candido per antonomasia colore della purezza legato da sempre all’infanzia. Laddove ancora si usa, oggi è in seta, più spesso in cotone. Allacciato sul dietro, presenta una scollatura rotonda sotto la quale viene spesso eseguito a ago un ricamo a punto pieno, a punto erba o a punto croce, un semplice ramage, gruppi di fiori a punto nodino o un disegno geometrico ajouré in filo tono su tono. Nel tempo, questo classico decoro da biancheria, si fa rosa per le femmine e azzurro per i maschi ma anche rosso e sempre più spesso riguarda il nome, o le iniziali della nuova arrivata o del nuovo venuto.
Ma ai tempi a cui ci riferiamo nascere con almeno una camicia nel proprio corredo, seppure in tessuto di canapa, significava essere veramente fortunati: avere qualcosa da indossare sotto le fasce a protezione della pelle delicata, o almeno così si credeva; appena più grandi, in grado di gattonare o muovere i primi passi, qualcosa di comodo, abbastanza largo e lungo per coprire il corpo ma non per impedirne i movimenti e poi, a sera, qualcosa con cui coricarsi.
Nel medioevo le bambine e i bambini che superavano l'epoca delle fasce ne portavano un modello a tunica, da infilare dalla testa, lungo quasi sino a terra perchè doveva vestire più età e largo affinchè il bambino potesse crescerci dentro e finalmente muoversi, imparare a camminare, a giocare libero, libero anche di svolgere le funzioni corporali laddove si trovava senza sporcare il suo abito. Era generalmente di colore rosso, colore apotropaico che protegge, data l'alta mortalità dell'infanzia per malattia o per incidente domestico, per fasce o per armatura e busto, malattia o situazione climatica. Spesso veniva confezionata unendo strisce di tessuto di altezza variabile che davano la possibilità alla camicia di essere allungata o accorciata o semplicemente riparata sostituendo il pezzo strappato o aggiungendo un po' di lunghezza, cucendo o togliendo strisce di tessuto.
La camicia sarà un indumento con un ruolo da protagonista nella storia del costume di tutti i tempi: per le femmine di ogni età l’occasione per potere, almeno nell’intimità della propria casa, nelle proprie stanze, essere libere di non indossarvi sotto alcunchè, capo indispensabile per la notte così come da sotto la veste principale. Era il capo del guardaroba essenziale e anche l’essenziale.
Se non ci si poteva permettere dei cambi, per cui essere addirittura agiati da poterla cambiare se non ogni giorno almeno una volta la settimana il giorno del bucato, era la stessa camicia sia di giorno che di notte, ma con il lavoro che dava il fare il bucato anche il re, in alcune epoche, era uso utilizzare la stessa camicia giorno e notte e per svariati giorni!
La camiciuola, risulta già dal ‘700 nei Registri nominativi dei brefotrofi che accoglievano l’infanzia esposta, come capo spesso indossato dall’abbandonato ma anche come capo lasciato per così dire in dote nella culla allo sfortunato.
Non averla implicava qualche tormento in più.
CAMICIA DA NOTTE
Indumento femminile indossato per andare a letto. Può essere lunga o corta, con o senza maniche, scollata o con collo, di varia forma e tessuto. Nel tardo Medioevo, comparve come “camicia da letto”, mentre prima era abitudine coricarsi nudi o con gli abiti indossati durante il giorno. Era ricavata da un grande taglio di tessuto e aveva maniche lunghe e larghe, molto simile alla camicia da giorno dell’epoca.
Ma il valore della camicia nel racconto del costume sta nell’essere stato il solo capo dedicato all’infanzia adottato poi in larga parte dall’adulto, donna e uomo.
Non quindi un abito desunto da quello degli adulti per i bambini ma un capo studiato apposta per l’infanzia che viene successivamente adottato dagli adulti che ne fanno un capo base del loro abbigliamento: da notte, da giorno come sotto veste ma anche come sopra veste, passando così, nel giro di qualche secolo, dall’essere capo intimo da sotto a capo da giorno, da sopra, visibile e desiderato da tutte e tutti. Un indumento decisamente rivoluzionario preso in prestito dal guardaroba infantile.
La camicia è sobria, invita a un vestire in tutta naturalezza, è sana perché sotto o sopra di essa, soprattutto le femmine posso stare senza nulla, senza cioè busti o corsetti, crinoline o panier; modesta nel suo essere un one-design, come diremmo oggi, modello unico a tunica e, almeno inizialmente, senza fronzoli; comoda perché permette di muoversi con agilità e non crea attriti col corpo, igienicamente perfetta perché nel tempo pressoché bianca, pura per il contatto con la pelle, in lino ma molto più spesso in mussola di cotone, in canapa per i ceti meno abbienti, facile da lavare e da manutenere. E’, in sintesi, sin dall’antichità un capo pratico in anni in cui di pratico non esisteva quasi nulla.
CAMICIOLA
Indumento di biancheria intima, sia femminile sia maschile, di taglio semplice, scollata, con o senza maniche, confezionata solitamente in lana, cotone o seta. Anche camicia estiva, con collo aperto e maniche corte, in tessuto leggero.
Ai tempi in cui è comparsa nei corredini, la prima camicia aveva un modello semplice senza quasi cuciture e tanto meno pinces per adattarla al corpo, era ricavata da un singolo pezzo di tessuto, aperta sul davanti e senza bottoni. Un modello ripetuto e corrente ancora nel 1700.
Ricavata da due rettangoli di tessuto, il primo per il corpo semplicemente ripiegato su sé stesso a formare dietro e due davanti aperti al centro; il secondo più stretto e lungo a formare maniche e sprone dal quale si ritagliava e orlava la scollatura e con una sola cucitura, una volta ripiegato per la lunghezza, chiudevano maniche e sprone davanti e dietro e la camicia era fatta!
Per chi se la poteva permettere era di batista o di lino o di semplice e fine cotone, comunque morbida e fresca. Per i meno fortunati, ma più fortunati degli sfortunati che proprio non la possedevano, era, come detto, in canapa non morbida, con un colore che poteva andare dal beige a un bruno, meno fresca e decisamente pizzicorina.
Si usava sotto le fasce, al posto del rettangolo di lino posto sopra il panno spesso, chiamato letto, per tenere fresca la pelle e riparata dalle possibili abrasioni causate dalle fasce.
Oppure la si indossava dai due anni dopo che si usciva dalle fasce e sotto qualsiasi altro capo dal quale, nel caso, poteva vedersi solo il colletto a rifinire un corpetto o un grembiule, o le maniche spuntare dalle allacciature delle sopra maniche realizzate in altro tessuto.
Differente per quel che riguarda la vita delle classi meno agiate dove la camicia fa da sottoveste e corpetto e la si vede sia sotto il grembiule che sotto lo scamiciato se non addirittura è camicia indossata con una gonnellina o dei pantaloni.
Intorno alla metà del XVII secolo la camicia, soprattutto se intesa come vestiario formale per occasioni specifiche come può essere il battesimo, acquista maggiore struttura: appare il colletto magari bordato di pizzo e con piccole pinces che gli conferiscono una rotondità più adattabile al piccolo collo e le cuciture possono essere impreziosite da sottili introdour di pizzo.
Verso la metà del ‘700 il dietro e davanti della camicia presentano cuciture sui fianchi, l’apertura è sempre nel centro davanti, la scollatura si fa più profonda, sebbene sempre rotonda, e senza colletto: poteva, al massimo, essere bordata da un piccolo volant in tessuto più leggero dell’altezza di un centimetro come nel ritratto del figlio di Madame Porter eseguito da William-Adolphe Bouguereau nel 1889.
Le maniche vengono inserite in un giromanica diritto, montate arricciate o con piegoline piatte per dare vestibilità e per permettere maggior movimento alle braccia ha inseriti all’altezza dell’ascella due tasselli triangolari.
In alcuni casi la linea della spalla poteva aver inserito, cucito al corpo della camicia, un nastro tono su tono, recante la data di nascita di chi aveva la fortuna di poterla indossare, ricamata a piccolo punto e in colore a contrasto, spesso ancora in rosso.
Da un passato remoto ai fasti del Medioevo; dal corredo da letto dedicato all’infanzia a underwear per piccini e grandi di ogni età e genere sino a outwear promosso dalle idee liberali e illuminate di donne come Isabella di Baviera, dalla vivacità delle intuizioni sulle tendenze moda e dal raffinato gusto di Elisabeth Vigée Le Brun, alle idee illuministe di Jean-Jacques Rousseau sino all’influenza sull’abito di corte da parte di Maria Antonietta di Francia; dalla rivoluzione francese indumento con una forte connotazione politica, alle linee sciolte degli abiti delle illustrazioni di Kate Greenaway, alle camicie del sig. Ferrè nel nostro contemporaneo, la camicia nel tempo si fa strada come capo facile, igienico e democratico.
Il corpo nella camicia acquisisce contezza di sé, della possibilità di muoversi senza fatica o dolore, dei suoi confini decisamente più minuti rispetto alle geometrie disegnate dalle corazze di metallo o tessuto; dei suoi volumi e della sua bellezza e desiderabilità, la pelle vive senza costrizioni godendo di quel contatto leggero, abitando quello spazio, quasi una camera d'aria, che si forma ora tra lei e il tessuto.
Per l’infanzia è il vestito più semplice, più comodo, quello che la rende meno schiava, come scrive Rousseau nell’Emilio, e quindi il più prezioso per lei.
CAMICIA
Indumento di biancheria intima a maniche lunghe e corte e con colletto che si indossa sulla pelle e sulla maglia. Fece la sua comparsa nel IX secolo. Inizialmente era solo un indumento maschile in lino o seta. Venne successivamente diffuso tra le donne da Isabella di Baviera. Nel XVI secolo circa, vengono create camicie in tela che non si nascondono più sotto le vesti; sono lunghe fino alle cosce, aperte in basso, con maniche e senza colletto. S’intravedono dalle stringhe delle maniche o dalle spalle se attaccate con lacci e, più il farsetto diventa scollato, più si vede il colletto, con la parte superiore spesso ricamata in seta e oro. Verso il XVII secolo le camicie sporgono dalla vita del farsetto e sono guarnitissime di pizzi e merletti. Col passare dei secoli anche questo indumento è stato semplificato e ridimensionato per arrivare ai modelli odierni, sia per l’uomo sia per la donna.
Bianca alla Roberspierre durante la rivoluzione francese, si fa rossa, nera e verde, a quadri in contrasto per dire, senza dire, dell' appartenenza a un gruppo, a un credo politico, marchia, si fa capo rivoluzionario, identità femminile nella lotta per i diritti delle lavoratrici. Ha una lunga e passionale storia quest'indumento che con un gesto semplice, senza pensarci, ci infiliamo la mattina.
* per le definizioni declinate di CAMICIA: Antonio Donnanno, MODABOLARIO.
Bibliografia
Antonio Donnanno, Modabolario. Parole e immagini della moda, Ikon Editrice, Milano 2018
Italo Calvino, Fiabe Italiane, vol.I, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1991
Rosita Levi Pisetzky, Il costume e la moda nella società italiana, Einaudi Editore, Torino 1978
Anne Buck, Clothes and the Child. A Handbook of Children’s Dress in England 1550-1900, Ruth Bean Publisher, Bedford 1996
Fabrizio Casu, Il lungo viaggio di una chemise. Un’epoca attraverso un abito, Europa edizioni, Roma 2014
James Laver, Iris Brooke, English Children’s Costume Since 1775, A. & C. Black Ltd., Londra 1935
Ester Rizzo, Camicette Bianche. Oltre l'8 marzo, Navarra Editore, Palermo 2014
Serena Ballista, Sonia Maria Luce Possentini, Per mille camicette al giorno, Orecchio Acerbo, Roma 2024
Cover: La Princesse au Petit Pois, collezione Primavera-Estate 2012, ph. Anne Soulier