Quando ho perso la testa di Matilde Tacchini con le illustrazioni di Mercè Galì
Quando ho perso la testa è il racconto, per parole di Matilde Tacchini, le illustrazioni di Mercè Galì e pubblicato da Kite Edizioni, di chi la testa l’ha perduta veramente anche se non saprebbe dire bene come, quando o perché, e di come tutti gli altri attorno, anche la mamma anzi soprattutto la mamma, non se ne siano neppure accorti e abbiano dato per scontato che la testa fosse lì, sul collo, in cima al corpo, sopra a tutto come sempre! Una gran brutta situazione.
Eh si! perché la testa, che sta sempre in cima al corpo ed è rivestita di capelli, in senso figurato è un contenitore, un vaso che contiene prima di tutto il cervello, un vaso parlante dalla cui bocca dovrebbero sgorgare in parole tutte le idee, i ragionamenti e i saperi illuminati del suddetto.
Testa è una parola dall’origine antica, antichissima e oltre a cranio poteva significare anche conchiglia e guscio. E’ sempre sulla bocca di tutti in moltissime locuzioni e usi: mi gira la testa, mi ha gonfiato la testa con tutte quelle parole, ho mal di testa, non fasciamoci la testa prima di essercela rotta, fuori di testa, testa a testa, per citarne solo alcuni ed arrivare al fatidico ho perso la testa!
In tempi in cui la ghigliottina non va più di moda la testa la si può perdere solo figurativamente, per fortuna! E generalmente se non la si perde per dosi eccessive di smemoratezza la si perde per amore. Da che la si perde, e a volte non lo si sa neppure che la si è persa, a quando gli altri lo capiscono passano momenti di scoramento totale.
Succede che per prima cosa non è facile lavarsi i denti né mangiare ma una mamma non è sempre così pronta a capirlo e son momenti di tensione. Vogliamo parlare della maestra? Come spiegarglielo che senza testa sei senza orecchie e ascoltare tutte quelle sue parole è veramente impossibile? Son momenti difficili anche questi a cui ne seguono altri cioè quando la mamma ti chiede se sei stato attento a scuola e se la stai ascoltando...ahimè qui torna il problema delle orecchie.
In più tu la testa non l’hai più, non sai dov’è di preciso perché quando la perdi a lei piace tantissimo viaggiare e chi la ferma più! Si muove libera, avanti e indietro per lo spazio, nel tempo e alla fine è veramente interessante, si vaga in giro senza aver fretta di tornare per cena.
Perchè alle teste di tutti piace viaggiare, andare, perdersi nei propri pensieri e in mondi immaginifici.
Ma poi succede che la testa torna quando ci colpisce qualcosa di veramente importante come gli occhiali verdi della bambina al parco, il fatto che lei sappia fare la lotta, porti i capelli legati in cima alla testa con due palline rosse e una maglietta a pois. Accidenti se torna la testa!
Anche solo per un attimo per capire bene e per poi ripartire ma senza testa in due si sta meglio che da soli!
E così è per questo bambino disegnato così come disegna i bambini Mercè Galì: con la testa grossa di chi si sentirebbe anche un leone ma a volte è solo troppo timido, le orecchie a asola volante tutte rosa a volte acceso, una pettinatura sempre curata che dice maschio o femmina e di te e racconta di ciuffi, di trecce, di capelli corti appena sopra la testa e di code di cavallo o di ciocche che vanno un po' di qui e un po’ di là fermate dietro le orecchie, di nasi puntuti un po’ in su e anche in giù, e di occhi come chicchi appoggiati lì.
Sono incredibilmente espressivi e bambini i disegni di Mercè Galì mentre le parole di Matilde Tacchini ci dicono per una volta finalmente quel che si prova ad aver perso la testa, a non averla lì con noi che da piccoli non deve essere neppure facile tenersela attaccata con tutte quelle immagini e i racconti e gli oggetti che la tirano e la strattonano affinché la seguano! e come ci si sente trattati e per nulla capiti quando la testa per esempio è nel pleistocene!
La testa è la sede del pensiero e delle aspirazioni intellettuali, del controllo razionale degli impulsi ma è anche il luogo di quella parte della vita così affascinante e misteriosa proprio perché nasce e si svolge lì, in quel vaso, in quella scatola detta anche cranica: la vita immaginativa, in psicologia paragonabile simbolicamente alla chioma di un albero.
Quell’albero che ci sembra di scorgere in copertina formato da una chioma di verde cangiante ben potata e disegnata a losanghe, una testa posata sopra come appena arrivata lì grazie solo alla forza di gravità, un’espressione un po’ interrogativa come di chi non sa come ha fatto ad arrivare sino a lì e appoggiarsi così, all’ingiù mentre un piccolo cane nero guarda interrogativo in un punto in cui penseremmo un tronco.
Quando ho perso la testa
con le parole di Matilde Facchini e Mercé Galì
Kite Edizioni, Padova 2022
16 euro
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