E se fossi qualcos'altro? di Bruno Zocca
Di E se fossi qualcos'altro di Bruno Zocca edito da LupoGuido nel 2023 si possono dire subito alcune cose.
La prima è che è un libro divertente, spiritoso, dai molti sorrisi e sghignazzi assortiti, e questo è quello che lo fa bello.
Che è un libro in cui l'estetica è affidata a una palette colori assolutamente non banale, elegante, che lo rende molto particolare e riconoscibile.
Che il pile della mamma non è realizzato con il tappetino del bagno.
Inciampare nel tappeto del bagno, soprattutto se è di un vibrante viola a fiorellini fucsia permette di entrare nella storia in abito da sera.
E di sera di fatto si tratta: vasca da bagno con schiuma montata a neve, accappatoio arancione, sgocciolio omicida su piastrella lucida turchese, porta socchiusa, a misura di sinuosità di gatto, oltre la quale una luce bianca, abbagliante, ci ricorda che siamo a un passo dal superare una soglia: altri mondi attendono e come sempre, i gatti ben lo sanno.
I mondi nei quali ci trasporta un bambino in accappatoio arancione davanti allo specchio, occhi sgranati per meglio scrutarsi sono almeno dieci. Dieci outfit per il guardaroba di qualcos’altro rispetto a me. Dieci abiti bizzarri, buffi, fumettosi, sovversivi, divertenti, improbabili, serissimi, rombanti, profondi, caldi, attorno ai quali Bruno Zocca costruisce un racconto che prende spunto da un gioco famigliare, intimo, con i suoi nipoti: immaginare di essere appunto non solo un bambino ma anche qualcosa d’altro e vestirsi per l’occasione.
Un uccello rosso che occhieggia all’arancione; un folto piumaggio a raggiera nella quale si mimetizzano occhio e becco; un piazzato a motivi a occhio di pernice caratterizza l’abito dalla cui sottogonna fa bella mostra di sé un ricco piumaggio che uguaglia quello del cappuccio. Accessori coordinati: zampette gialle prensili. E l’outfit per cantare tutto il giorno è presto immaginato e indossato.
Abbigliarsi da temporale ed aver terrore del proprio tuono non è da tutti ma nel gioco del se fossi qualcos’altro non ci sono regole che non si possano sregolare, se troppo serie e limitanti, ed allora, a parte la paura ben visibile in viso, tutto il resto è reso possibile dalle abili mani di un sarto invisibile che balza dopo balza compone una gonna con corpetto a tulipano, maniche da gran sera bordate da nuvole minacciose e un nastro annodato a code libere di fluttuare e frulare all'aria. Ma la palette colori sa di frutta e, a parte un oscuro minaccioso, tutto il resto si tinge di un rosa speranza nel bel tempo.
Sull’uscita sole non c’è nulla da dire se non che nessuno di buona creanza con tutto il tempo impiegato a essere sole con raggi vibranti, puntini rossi, chioma splendente si alzerebbe così presto. Qui bisogna dare ragione al bambino in accappatoio arancione.
Ogni outfit richiede tempo per essere indossato, modificato, ripensato, meglio accessoriato, non si può mettere fretta al sole!
Se a qualcuno poi premesse proprio di essere una sedia a dondolo, Thonet il giusto, per viaggiare a tutta velocità, sappia che c’è un outfit disponibile. Un imbottito rassicurante, rosazzurro per ogni occasioni, a fiori Marimekko con nappine coordinate, morbido e caldamente accogliente, vagamente retrò nella forma e soprattutto nella scomodità di una eventuale camminata.
Impallidisce la sfilata vegetale di Jonathan Anderson per Loewe se un giardino, prato all’inglese, gli sfila accanto. Non un giardino qualsiasi ma un giardino da indossare, a gradoni, rigoglioso di essenze, tintinnante di goccioline di rugiada, fresco come una fontana animata da cui prende la forma, il copricapo con vaso fiorito un solo puttino getta acqua dalle orecchie che a cascata irrora i gradoni. Nessun verde è stato mai così verde.
L’uscita creatura degli abissi per maestosità chiuderebbe il défilé di qualsivoglia couturier. Protagonista assoluta del carosello finale, potrebbe essere figlia della matita di Roberto Capucci per accostamento colori, verde profondo, viola e un blu conditi di grigio, e per sinuosità e morbidezza del plisset. I dettagli son gioielli dalle nappine che decorano la lunga coda a strascico, alle pietre rosse dal suono cristallino cucite all’orlo di un’ipotetica branchia per aprirne la ricca pieghettatura.
Si potrebbe andare avanti all’infinito duellando a colpi di fantasia in quel gioco del facciamo finta che io sono qualcos’altro che accompagna non solo i giorni dell’infanzia, per fortuna! ma che ripetiamo da persone grandi con i bambini e che attuiamo ogni qualvolta riceviamo l’invito per un’occasione speciale. Allora, scatta in noi quella voglia matta di apparire in quel determinato modo e da quel momento, da che ci immaginiamo già pronti e ben vestiti, il nostro bambino interiore fa le capriole prima, e i capricci poi, per avere il suo travestimento perfetto per l'occasione, e noi, a quel punto, giochiamo...
Per tornare un attimo nei nostri panni, in quell’accappatoio arancione di tanto tempo fa, che a giocare il tempo passa in fretta, in quel bagno scivoloso e turchino una parola si deve usare per la palette colori con cui il libro è realizzato. Bruno dosa il bianco ma non i colori, con quelli gioca con abbondanza, a tutta pagina spingendosi al vivo, riempiendo gli spazi di viola in gradazione cromatica, e li abbina al rosso d'effetto; di bruni, mai neri profondi; di rosa pop up, di turchesi oltre la porta e arancioni tra i due; di verde acido ma anche prato che invadono muri, soffitto e pareti; di azzurri tenui, quando meno te lo aspetti, senza timore di genere nell’avvicinarli a un rosa baby.
Dettagli cromatici per cui il libro non passa inosservato.
E ora, resta solo da scoprire chi è Duccio ma questa, come si dice, è un’altra storia speriamo in arrivo.
E se fossi qualcos’altro?
testo e illustrazioni di Bruno Zocca
LupoGuido editore, Milano 2022
euro quindici
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