Dieci teste, nove cappelli di Micaela Chirif e Mercè Galì
Micaela Chirif e Mercè Galì firmano per Kite Edizioni Dieci teste, nove cappelli un libro a figure orizzontale che si apre, e si sfoglia, dal basso verso l’alto, realizzato tutto sui toni di un vivace rosso amore e di un morbido crema.
Di fatto un gioco, come potrebbe essere quello della rinomata sedia sempre dispari rispetto al numero dei giocatori, ma anche delle giocatrici, così che uno, o una, resta sempre fuori. E il libro si apre con 10 teste di 10 bambini, e i bambini di Mercè Galì con minime caratterizzazioni riescono a essere espressivi come in un ritratto del più realista dei pittori e rendere la gran varietà di quelle piccole imperfezioni che caratterizzano e rendono l’infanzia comunque bella: bocche grandi e un po' sgraziate, denti irregolari e barrette di metallo, occhiali sempre scivolati sul naso di chi ancora troppo fermo non sa stare, capelli variamente a modo loro: sempre in piedi, troppo sottili che lasciano le orecchie fuori, ciuffi ribelli, codini stretti portati alla moda primitiva in cima al capo. I nasi ovviamente sono sempre mocciolosi.
I bambini di Galì hanno molto a che vedere con l'infanzia.
C’erano 10 teste e solo 9 cappelli, così Giorgina dovette andarsene
La tecnica è mista a collage, potrebbe essere pennarello e pastello per le teste sulle quali viene ritagliato e appoggiato, per esempio, un cappello dallo stile sempre diverso che completa la fisiognomica e caratterizza la personalità di chi se lo ritrova in testa.
Così c’è un cappello dalla foggia un po’ retrò, con una nuvola di tulle ingrigito dalla polvere di diversi lustri sopra il quale erano state appuntate delle rose in tessuto che almeno quel giorno lontano sembravano fresche; un cappello antico che potrebbe portare la vecchia signora inglese, quella un po’ secca che ne ha per tutti, e la testa che lo accoglie ha proprio il naso che punta all’insù come di chi ha sempre qualcosa da ridire e guarda tutti dall’alto in basso.
Il cappello in paglietta e nastro di gros grain tipico da giardino, con falda larga a riparare dal sole, chi non lo ricorda indossato da Pollyanna!, copre una testa di riccioli e ombreggia un naso lungo e puntuto. Poi c’è quello elegante, nero, avvolto da una nuvola di veletta plumetis un po' irrigidita che, anche questo, in un giorno lontano, un signore disegnò e realizzò pensandolo sulla testa di quella Audrey* tanto bella e elegante...dona quei cinquant’anni in più ma si sa l’infanzia punta a essere sempre più grande! Anche Alice ne indossa uno direttamente da una delle cappelliere di Audrey, disegnato per lei da Monsieur Givency e indossato in rosa nel film Funny Face, qui è di un verde come solo il taffettas sa essere, con una cupola alta che ospita due nastri che si annodano a fiocco uno sopra l’altro sul davanti...haimè su Alice non è certo la stessa cosa che quegli occhiali tondi scivolati sul lungo naso la fanno sembrare più una streghina con quel cappello! Una streghina sì ma simpatica però. Funny Face appunto!
Poi ancora: un basco alla francese di lana di un marrone poco donante ma in tendenza questo inverno; una tuba resa un po’ più moderna da un nastro verde rende misterioso, anche se è Ciro, chi ci è caduto dentro sino al naso. C’è quello prezioso in paglia di Vienna intrecciata a mano dal signore delle sedie all’angolo della strada che durante una sfilata fece impazzire una signora titolata (ma questa è un’altra storia) che rende il mondo tutto intrecci e piccoli spiragli. Eugenio indossa un fashinator a pois perfetto per le corse ad Ascot con un nugolo di apine nere in volo posto sopra.
Ma i cappelli sono 9 e le teste 10 e si sa la moda rende felici solo per cinque minuti e Giorgina naso a patata e capelli dritti dritti non avendo un cappello se ne deve andare, deve, queste sono le regole lasciare il gioco.
E si va avanti ripetendosi come il ritornello di una filastrocca: 8 bocche e 7 pasticcini e Eugenio deve andarsene; 6 nasi e 5 bellissimi fazzoletti e nonostante il naso a patata lunga Alice deve uscire dal gioco; 4 ombelichi e 3 pennarelli...insomma tra le lacrime di qualcuno, il magone di qualcuno d’altro il gioco prosegue sino a 2: 2 bambini e 1 nonna.
La nonna di Mercè Galì merita uno sguardo. Nella pagina appare di un rosso fiammante ma solo dalla cintola in giù, enorme sedere retto da due gambette che sembrano piccoli tronchi, esili piedi indossano sottili scarpette stringate allacciate con una minuscola gala, tra le braccia, rese corte dalla mole, regge il suo Yorkshire. Vista così ad altezza bambino la nonna sembra più una signorina Rottermeier pronta a sgridare tutti per il gran disordine ma basta girar la pagina per vederla a tutt’altezza con la sua crocchia, pronta a elargire amore rosso a dieci teste.
La riflessione che sottende a tutto il libro è sulla grande quantità di oggetti, cibo, abbigliamento con cui abbiamo riempito il mondo, le nostre case e soprattutto l’infanzia. Se ne mancasse uno forse non ce ne accorgeremmo neppure ma di certo non possiamo continuare a lasciare il gioco.
*Audrey Hepburn (Ixelles, Belgio 1929 - Tolochenaz, Svizzera 1993)
Micaela Chirif & Mercè Galì
Kite Edizioni, Padova 2024
16 euro
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