Cappuccetto grosso Sebastiano Ruiz Mignone & David Pintor
A firmare un libro a figure che senza alcun dubbio rientra nella categoria letteratura col sorriso sono Sebastiano Ruiz Mignone e David Pintor con Cappuccetto Grosso per Città Nuova Editrice.
In questi ultimi anni di fiabe si fa un gran parlare ma di quel che succede nel tempo prima e nel tempo dopo la fine oltre il vissero felici e contenti o meno, poco si sa.
In copertina, la bambina che sta letteralmente sotto quel cumulo rosso, informe e decisamente troppo grande e pesante come un tendone, enorme per lei, è Lauretta.
E sino a che non deve indossare quella cosa che tutti si ostinano a chiamare mantellina rossa, Lauretta è la bambina più graziosa di tutto il villaggio e dei villaggi vicini, veste vestititi rosa, azzurri o gialli e si sente allegra e elegante e così tutti la percepiscono.
Ma si sa, l’infanzia spesso indossa panni non propri: regalati, riciclati dalle zie, appartenuti ai cugini con gomiti e ginocchia non propri, ereditati dai figli ormai grandi degli amici di mamma e papà, scomodi, urticanti, enormi o un po’ strettini, dalle fantasie slavate per l’eccesso di lavaggi a alte temperature o dai colori improbabili di lavaggi malriusciti o, forse ancora peggio, usciti dalle performance sartoriali, non sempre di alta moda, di mamme, zie e nonne.
La mantellina in questione nasce proprio così, fatta su misura, si fa per dire, per Lauretta dall’amata nonna che però non vede più tanto bene e il risultato è quello che invece si vede benissimo: un qualcosa di molto rosso, di molto grande, lungo, così lungo da avere uno strascico lunghissimo e dal cappuccio grosso, che indossato risulta floscio, che si abbatte sulla testa e sugli occhi di Lauretta come un gelato sciolto.
Questo problema si pone però solo di tanto in tanto quando la nonna si ammala e Lauretta deve indossare il terribile indumento per attraversare il villaggio, lasciare la strada e addentrarsi nel bosco dove alberga un lupo…
Ma questa è già la fiaba che tutti conoscono, qui siamo nel prequel, cioè in quel che nelle narrazioni succede prima, un passo indietro.
E in quel prima, la prova abito non si può dire essere riuscita proprio bene.
Arriva quindi quel giorno in cui Lauretta deve recarsi dalla nonna, a letto perché malata, per potarle la torta che le ha fatto la mamma e indossare quindi quella ridicola e orrenda mantellina scatenando l’ilarità della gente del villaggio e dei bambini che iniziano a chiamarla a gran voce Cappuccetto grosso. Nel bosco la situazione non migliora. Gli animali e soprattutto il lupo si stanno sbellicando dalle risa e le due doppie pagine che li raffigurano scatenano decisamente una sonora risarella anche al lettore più serio e computo.
A questo punto Lauretta perde letteralmente la pazienza e in un lampo dimostra come anche il vestito più scomodo, il cappuccio più grande e pendulo possano tornare utili.
Di quel che succede si percepisce solo un onomatopeico sssssswwwaaaap! Lauretta agisce repentinamente e molto in fretta.
Ma quando si riavvolge e si fa ripartire la scena al rallentatore ciò che si vede è una Lauretta trasfigurata dalla rabbia che si toglie la mantella e la solleva in aria come se fosse un pallone e successivamente la getta addossa al lupo imprigionandolo.
Non era ancora mezzogiorno.
C’era una bambina graziosa che attraversava la via polverosa del villaggio e si tirava dietro un grosso sacco rosso. Tutti gli abitanti erano corsi fuori a vedere lo strano e sorprendente spettacolo. Si sentivano urla e ululati rabbiosi uscire dal grosso sacco…Ma non sarebbe meglio dire dall’enorme cappuccio rosso?
E fu così che la mamma di Lauretta decise di rimettere a modello e in taglia la mantellina rossa, tutto quello che è successo dopo è storia.
Dal vocabolario:
Cappuccio - copricapo dalla forma per lo più conica, fissato al bavero di mantelli, cappotti, impermeabili, tonache, felpe, in modo che si possa tirare su per riparare la testa dal freddo o dalla pioggia, dall’aria e dal sole o per catturare i lupi;
Mantellina – indumento indossato sopra tutti gli altri, di forma rotonda ampio, ma non enorme e senza strascico né maniche; allacciato al collo può avere il cappuccio o anche non averlo, quella di Lauretta l’ha, di lunghezza variabile a seconda della moda, per le bambine e i bambini sempre al ginocchio, senza strascico. Solitamente di lana, a volte rossa, ma anche in panno o foderato in pelliccia, è un capo elegante unisex perfetto per andare a trovare la nonna e imprigionare lupi. La sua caratteristica è sempre stata quella di sostituire, in alcune occasioni, il classico cappotto che a volte è più scomodo a questo dipende dalla grandezza della mantella e dalla sualunghezza e dalla vista della nonna.
di Sebastiano Ruiz Mignone
con le illustrazioni di David Pintor
collana I nuovi colori del mondo
editore Città Nuova Editrice
Roma 2024
euro 15,90.-
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