15 Febbraio 2025

Cappuccetto grosso Sebastiano Ruiz Mignone & David Pintor

Sebastiano Ruiz Mignone, David Pintor, Cappuccetto Grosso, Città Nuova Editrice

A firmare un libro a figure che senza alcun dubbio rientra nella categoria letteratura col sorriso sono Sebastiano Ruiz Mignone e David Pintor con Cappuccetto Grosso per Città Nuova Editrice.

Sebastiano Ruiz Mignone, David Pintor, Cappuccetto Grosso, Città Nuova Editrice

In questi ultimi anni di fiabe si fa un gran parlare ma di quel che succede nel tempo prima e nel tempo dopo la fine oltre il vissero felici e contenti o meno, poco si sa.
In copertina, la bambina che sta letteralmente sotto quel cumulo rosso, informe e decisamente troppo grande e pesante come un tendone, enorme per lei, è Lauretta.
E sino a che non deve indossare quella cosa che tutti si ostinano a chiamare mantellina rossa, Lauretta è la bambina più graziosa di tutto il villaggio e dei villaggi vicini, veste vestititi rosa, azzurri o gialli e si sente allegra e elegante e così tutti la percepiscono.
Ma si sa, l’infanzia spesso indossa panni non propri: regalati, riciclati dalle zie, appartenuti ai cugini con gomiti e ginocchia non propri, ereditati dai figli ormai grandi degli amici di mamma e papà, scomodi, urticanti, enormi o un po’ strettini, dalle fantasie slavate per l’eccesso di lavaggi a alte temperature o dai colori improbabili di lavaggi malriusciti o, forse ancora peggio, usciti dalle performance sartoriali, non sempre di alta moda, di mamme, zie e nonne.
La mantellina in questione nasce proprio così, fatta su misura, si fa per dire,  per Lauretta dall’amata nonna che però non vede più tanto bene e il risultato è quello che invece si vede benissimo: un qualcosa di molto rosso, di molto grande, lungo, così lungo da avere uno strascico lunghissimo e dal cappuccio grosso, che indossato risulta floscio, che si abbatte sulla testa e sugli occhi di Lauretta come un gelato sciolto.
Questo problema si pone però solo di tanto in tanto quando la nonna si ammala e Lauretta deve indossare il terribile indumento per attraversare il villaggio, lasciare la strada e addentrarsi nel bosco dove alberga un lupo…
Ma questa è già la fiaba che tutti conoscono, qui siamo nel prequel, cioè in quel che nelle narrazioni succede prima, un passo indietro.
E in quel prima, la prova abito non si può dire essere riuscita proprio bene.

Arriva quindi quel giorno in cui Lauretta deve recarsi dalla nonna, a letto perché malata, per potarle la torta che le ha fatto la mamma e indossare quindi quella ridicola e orrenda mantellina scatenando l’ilarità della gente del villaggio e dei bambini che iniziano a chiamarla a gran voce Cappuccetto grosso. Nel bosco la situazione non migliora. Gli animali e soprattutto il lupo si stanno sbellicando dalle risa e le due doppie pagine che li raffigurano scatenano decisamente una sonora risarella anche al lettore più serio e computo.
A questo punto Lauretta perde letteralmente la pazienza e in un lampo dimostra come anche il vestito più scomodo, il cappuccio più grande e pendulo possano tornare utili.
Di quel che succede si percepisce solo un onomatopeico sssssswwwaaaap! Lauretta agisce repentinamente e molto in fretta.
Ma quando si riavvolge e si fa ripartire la scena al rallentatore ciò che si vede è una Lauretta trasfigurata dalla rabbia che si toglie la mantella e la solleva in aria come se fosse un pallone e successivamente la getta addossa al lupo imprigionandolo.

Non era ancora mezzogiorno.
C’era una bambina graziosa che attraversava la via polverosa del villaggio e si tirava dietro un grosso sacco rosso. Tutti gli abitanti erano corsi fuori a vedere lo strano e sorprendente spettacolo. Si sentivano urla e ululati rabbiosi uscire dal grosso sacco…Ma non sarebbe meglio dire dall’enorme cappuccio rosso?

E fu così che la mamma di Lauretta decise di rimettere a modello e in taglia la mantellina rossa,  tutto quello che è successo dopo è storia.

Sebastiano Ruiz Mignone, David Pintor, Cappuccetto Grosso, Città Nuova Editrice

Dal vocabolario:
Cappuccio - copricapo dalla forma per lo più conica, fissato al bavero di mantelli, cappotti, impermeabili, tonache, felpe, in modo che si possa tirare su per riparare la testa dal freddo o dalla pioggia, dall’aria e dal sole o per catturare i lupi;

Mantellina – indumento indossato sopra tutti gli altri, di forma rotonda ampio, ma non enorme e senza strascico né maniche; allacciato al collo può avere il cappuccio o anche non averlo, quella di Lauretta l’ha, di lunghezza variabile a seconda della moda, per le bambine e i bambini sempre al ginocchio, senza strascico. Solitamente di lana, a volte rossa, ma anche in panno o foderato in pelliccia, è un capo elegante unisex perfetto per andare a trovare la nonna e imprigionare lupi. La sua caratteristica è sempre stata quella di sostituire, in alcune occasioni, il classico cappotto che a volte è più scomodo a questo dipende dalla grandezza della mantella e dalla sualunghezza e dalla vista della nonna.

di Sebastiano Ruiz Mignone
con le illustrazioni di David Pintor
collana I nuovi colori del mondo
editore Città Nuova Editrice
Roma 2024
euro 15,90.-







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