Beatrice Alemagna 1| Illustrazioni per tessuto
12 Marzo 2026
Il tessuto è il primo elemento che costituisce un abito.
E di un capo d’abbigliamento spesso è il tessuto ancor prima della forma, del taglio, della lunghezza, ciò che ci attrae: per colore, luce, stampa, movimento, suono.
Del tessuto l’uomo ha conservato nei secoli memoria atavica. Il tessuto è il primo elemento esterno, la prima fibra che incontriamo dopo che il tessuto biologico ci ha custodito per nove mesi. Nell’antichità il panno che accoglieva i nuovi nati durante il parto era chiamato ricevitore in quanto atto a ricevere dal grembo materno chi veniva alla luce.
In epoca moderna e contemporanea ai neonati, siano esse femmine o maschi, viene regalata, prima ancora del loro arrivo, una copertina che li accoglierà in ogni momento della loro vita di relazione col mondo che si farà ponte tra lei|lui e tutto ciò che lo circonda. Questo semplice regalo, che da solo parla di cura e protezione, il contatto con il tessuto generalmente morbido e caldo, sviluppa inconsciamente nell’individuo una memoria sensoriale, gestuale: il tessuto accoglie, protegge la nudità del corpo, avvolge che è come dire abbraccia, si fa in una parola contenitore emotivo capace di risvegliare in noi emozioni sopite, sensazioni che tornano da un passato di cui conserviamo memoria senza saperlo.
E’ la nostra armatura moderna quando ci presentiamo al mondo esterno, costituisce elemento determinante della nostra confort zone nell’initmità dei nostri spazi.
Per struttura è stato la prima forma di scrittura non alfabetica, ha modificato le economie dei paesi, le sue colture, è stato moneta, memoria storica di culture lontane, nella sua stratificazione è ciò che ci lega al mondo, che tesse, annoda, stringe relazioni sociale.
Usiamo la parola tessuto tutti i giorni, più volte al giorno, in vari ambiti.
La indossiamo in tutti gli abiti che portiamo.
Di tessuti ci circondiamo, foderiamo e arricchiamo il luogo dove abitiamo e quello dove lavoriamo, ci accomodiamo sopra quando sediamo, dentro quando dormiamo.
Sono un abbraccio confortevole la mattina quando usciamo dalla doccia, la sera quando indossiamo il nostro pigiama o ci avvolgiamo nella nostra coperta.
A volte, senza volerlo, qualcuno li illustra nei suoi libri a figure.
Il 13 Novembre scorso a Milano, in collaborazione con Emil – uno spazio negozio, show-room, studio, essenziale, elegante e luminoso - Beatrice Alemagna ha presentato la sua prima capsule collection dallo stile illustrativo e dal nome evocativo: CumuloNimbus, ispirata dall’ incanto dell’ autrice per il cielo, ai suoi orizzonti grigi e alle nuvole tempestose. Ad accompagnare la collezione alcuni accessori a tema e una piccola brochure che altro non è che la riproduzione del taccuino dove l’illustratrice appunta nubi, cola colore, traduce punti maglia in quella miriade di segni che caratterizzano i disegni per i quali si distingue. Una palette colori esigua: il grigio materico di un pastello a olio, variazioni di nero grafite, un blu che occhieggiando emerge dal nero, un bianco pagina, un verde che è diversamente grigio. Giacche nuvola rigonfie di piumecome prima di un temporale, trattenute da impunture fitte, un pullover che grandina un po’ in punti tondi e grossi ma che poi piove in un rasato fitto di segni. Il blu sopra, nella costa del collo, che oltre le nubi è sempre sereno.
Una camicia in seta grondante gocce come ditate irregolari cariche di colore, una gonna dal cielo altisonante che sembra quasi di sentirlo nel suo minaccioso brontolio, una collana plastron che piove gocce d’argento: l’outfit della serata.
Illustrazioni per tessuto. E’ da molto tempo che quando mi ritrovo a guardare la miriade di segni che compongono il mondo appartenente all’immaginario disegnato da Beatrice Alemagna, penso che quei disegni si presterebbero molto bene per essere riprodotti anche su un altro supporto oltre alla carta, seppur preziosa, dei suoi libri a figure.
Qualcosa di altrettanto croccante, ma anche frusciante o silenzioso, morbido così come rigido e , luminoso proprio come solo un tessuto sa essere.
E non è per gli abiti che come una fashion designer pensa e fa indossare ai suoi personaggi.
Non è per l’imbottito trendy rosa shocking di Cicciapelliccia o la danzante gonna plisset, i collant a coste, che possiamo immaginare in leggero cachemire, indossati con un paio di fiammanti Mary Jane rosse tacco 9 dalla signora Snipperpott, né il trendissimo pull in lana misto angora a pelo lungo sui jeans skinny della mamma di Un grande giorno di niente, e neppure per quel golfino, patchwork di punti stile imparaticcio, tricottato dalla nonna in Io e Pepper, con lane recuperate da altri golfini ormai semi infeltriti o magari traforati da qualche morso di tarma qui e là.
Non sono le mise dei personaggi dei I cinque Malfatti con la cappa in carta stampata dalla foggia Balenciaga vecchio stile, lo scamiciato damier di quello capovolto o lo splendido abito con calzoni alla spagnola e calze in jersey del tipo Straordinario, no.
E’ piuttosto quel disegno all over che riempie la doppia pagina e la sua sempre raffinata palette colori, elegante anche quando si tratta di poltiglia.
Quella miriade di cerchi grandi e piccoli, diversi l’ uno dall’ altro, nati dal gesto con cui la mano guida la matita colorata, pastosa, di un verde più cupo rispetto alla superficie sfumata di un verde che non ti aspetteresti in un libro detto per l’infanzia, ma piuttosto su una seta cangiante o uno chiffon.
O quelle foreste dalla botanica così particolare: segni che accostati gli uni agli altri si fanno foglie, rami, fronde, infiorescenze assortite, frutti, bacche, alberi possenti dai tronchi bitorzoluti, dalle chiome compatte, dalle forme inusuali. Cerchi, triangoli come tremule erbe cresciute troppo, tratteggi, puntini come gocce di colore spruzzato, ombreggiature da pastello strisciato. Architetture naturali a cui l’aggiunta di un corpo e del suo movimento, renderebbero ancora più plastiche e lucenti, così come lo spessore magari di un tessuto , come si dice, a trama grossa.
Sono sempre e solo segni quelli che vanno a definire la corteccia di un albero: sinuosi, spezzati, tremuli, sottili o grossi, tratteggiati; sono marroni, verdi, neri e tra loro, inframezzato, si può trovare un marrone più pastoso, materico: il folto del bosco.
Così, se ci si scosta un poco, o si fa esercizio di lettura del disegno, appare magicamente un rigato, un pois, che rompe lo schema a taffetas, ripetendosi uno dietro l’atro in file che scendono come collane, sicuramente non dritte.
Il passaggio cromatico contiguo, in nuance, sorprende all’improvviso con un colore chiaro, che sia un verde trasparente come una tormalina o un blu luminoso che accende qui e là il disegno che, come un raggio luminoso improvviso, mette in risalto un arbusto ricco di bacche o va a riempire un bianco, a dar vita a uno sfondo calmo.
Sono quegli stessi segni che si fanno, in quel processo immaginativo nel quale siamo immersi: paillettes d’oro quando scendono filamentosi come se fossero pioggia; conteria in vetro colorato quando sono grani, granelli, grumi; granatine rosso cupo, in vetro sfaccettato, quando sono bacche o piccoli funghi rossi a tempestare un prato in un fitto bosco; o semplice filo di seta, lana o lamè, che seguendo il segno lo ricamano.
Sono le texture che affascinano nel mondo straordinario di Beatrice Alemagna.
Sono quella moltitudine di segni in dialogo, quella stratificazione di colore che creano un mix sofisticato che l’occhio percorre attento e nel quale indugia sino quasi a percepirne una sensazione tattile, un piacere estetico perfettamente indossabile.
E’ questo che penso da tempo quando mi trovo a guardare un libro a figure di Beatrice Alemagna: che sarebbe un bellissimo tessuto.
Beatrice Alemagna per Topipittori:
I cinque Malfatti, 2014
Il meraviglioso Cicciapelliccia, 2015
Un grande giorno di niente, 2016
Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott, 2018
Addio Biancaneve, 2021
Io e Pepper, 2023
Sua Altezza Poltiglia Principessa di Fango, 2025
Alfabeto Alemagna, a cura di Hamelin, collana i topi saggi, Topipittori 2023
Cumulonimbus by Emil - Milano
https://emil.shop/pages/beatrice-alemagna